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LA VOCE COME STRUMENTO DI COMUNICAZIONE E RICERCA
(“ARTITERAPIE” n.56 – 2003)

Che cos’è la voce? Forse non è una domanda che ci si pone sovente. Ma è un suono? Una vibrazione? Una maniera per definire cose o concetti astratti? O la manifestazione di sentimenti ed emozioni? Il viaggio della voce dentro di me ha avuto inizio quando stavo per perdere la voce stessa. Una voce scoperta per caso, un talento che aveva tutte le potenzialità per esprimersi e svettare nel mondo dell’Opera. Ma quando non si è figli d’arte può accadere di commettere qualche errore e allora il sentiero della crescita diventa tortuoso, i tempi si dilatano ed il sogno di cantare e bene si allontana. Resta una grande passione ed insieme la curiosità di trovare risposta agli interrogativi di un fenomeno, qual è la voce, fra i più grandi e misteriosi della specie umana. È iniziato così il mio viaggio di studi, approfondimenti, ricerche. L’esperienza di cantante e ricercatrice, ma soprattutto di insegnante mi ha condotto verso un percorso di scoperte affascinanti. L’uso della voce, sia per parlare che per cantare, libera la creatività e permette di esprimere la propria vita interiore sperimentandone sensazioni ed emozioni. L’equilibrio psicofisico di un essere umano può dipendere anche dal modo di utilizzare la voce. Avviene nel canto la scintilla dell’energia. Il corpo diventa uno strumento musicale che vibra quando emette dei suoni, e ad ogni suono emesso nel corpo risuonano vertebre e gangli paravertebrali. A poco a poco il canto porta ad uno sviluppo completo ed armonico di tutte le parti del corpo e delle sue funzioni. Aspetto importantissimo è il meccanismo respiratorio. Respirare in modo profondo e mai forzato permette di abbandonarsi al canto per ritrovare la propria natura; sperimentare fino a che punto l’emotività è stata falsata e deviata dal suo corso normale. L’uso corretto del fiato permette anche il rilassamento degli organi deputati alla fonazione la quale è strettamente collegata all’orecchio. Orecchio quindi ascolto. Ascolto dei suoni, delle proprie vibrazioni, ascolto del proprio canto, della propria voce: ascoltare se stessi per ascoltare gli altri. E ascoltare la propria voce che canta è una delle tappe più importanti del viaggio. Come altrettanto importante è riuscire a far cantare chi credeva di essere stonato, oppure osservare paure che si superano, ansie che vanno via, stati di malessere fisico che scompaiono. Persone tristi che acquistano uno sguardo più vivace, altre insicure che si esprimono con determinazione. Quasi come se si venisse “massaggiati”, o curati dalla propria voce. Entrare in contatto con se stessi per risuonare con gli altri. Per comunicare con gli altri e già Platone affermava che parlare o cantare significa far vibrare all’unisono l’aria che è all’esterno con quella che è all’interno. L’esperienza con la mia allieva Claudia è stata ed è intensa e significativa. Forse attraverso le sue parole riuscirò a spiegare quale lavoro svolgo con i suoni, aiutata dal mio pianoforte.

Claudia odiava la sua voce, le dava disagio quando in comitiva gli altri cantavano. Lei no. Claudia vuole fare l’attrice quindi usa la voce per recitare. Per curiosità ha voluto provare una lezione di canto con me, perché, disse, “le ispiravo fiducia”. Notavo l’ansia in lei che mi confermò qualche tempo dopo dicendomi: ”al solo pensiero della lezione di canto salivano i crampi allo stomaco”…(continua….nel libro ne “La voce degli allievi”)

kaboompics.com_Black and white piano keys with music notes

L’IMPORTANZA DELLA VOCE E DELLA RISONANZA CORPOREA

I primi uomini erano esseri sonori, luminosi e trasparenti che planavano sopra le acque. Solo a partire dal momento in cui cominciarono a posarsi sulla terra e a mangiarne i prodotti i loro corpi divennero pesanti e opachi. Della loro natura restò solo la voce”. (M. Schneider)

Alla tradizione degli sciamani delle Americhe appartiene molto probabilmente la prima espressione di canto salutare, un lamento monodico il cui ritmo si basava sulla respirazione e sul battito cardiaco. Fra gli indios Pieroa dell’Amazzonia “l’uomo di medicina” trattava molte malattie con un canto sommesso e ripetitivo al ritmo di un sonaglio. Nel Talmud ebraico si trova menzionato un canto capace di proteggere dalle epidemie. Per i sacerdoti egiziani “l’emissione della voce era un processo che generava campi sonori le cui vibrazioni si identificavano con il principio che genera oggetti e forme”. Sulle vibrazioni si era espresso Pitagora, che convinto che le strutture fisiche e mentali avessero una precisa e matematica origine nelle vibrazioni, considerava tutte le forme fisiche come manifestazione del suono. Seguendo Pitagora, lo scienziato e fisico tedesco Ernst Chladni che studiava la scienza della Cimatica (ossia l’energia delle onde), dimostrò che le onde sonore creano delle figure e che la forma di quella figure dipende dall’altezza delle note. Nel corso di ulteriori esperimenti e ricerche condotte da studiosi quali Guy Manners, Hans Jenny, Itzac Bentov è emerso il concetto secondo il quale nel nostro corpo fisico ogni atomo ha una propria frequenza naturale e che tessuti e fluidi si mantengono in base al principio della risonanza a alla conseguente interazione degli armonici. E’ solo del secolo scorso la grande attenzione al potere del suono e del canto: le ricerche e gli studi condotti negli Stati Uniti dall’American Academy of Neurology, indicano il canto come possibile terapia per casi di dislesssia, autismo, Alzheimer e Parkinson. Sembra che le nostre funzioni mentali, emozionali e sensoriali siano codificate nella voce in modo determinato proprio come lo sono le informazioni nei nostri geni. Alcuni patologi suggeriscono che canticchiare a bocca chiusa e cantare ripuliscono il cervello stimolandone il “drenaggio”. Le vibrazioni della laringe e l’aria nel tratto vocale sono trasmesse parzialmente nel cranio massaggiando così il cervello. Tale massaggio permette un maggior fluido di liquido cerebrospinale attraverso il cervello e aiuta a rimuovere materiale di scarto. Ancora in Francia gli studi dell’otorinolaringoiatra A. Tomatis sottolineano che il canto agisce sul sistema nervoso e regola la pressione e il battito cardiaco, e in Svizzera sono state condotte ricerche sperimentali volte ad osservare le dinamiche che intercorrono tra le variazioni dell’intensità del suono vocale e le variazioni dei dati di risposta bioenergetica dell’organismo umano. Il gruppo di ricerca ha osservato processi di bio-risonanza a cui collega principi di medicina quantistica ed elementi di psicologia Vedica sulla natura del suono. Alla luce degli studi a cui ho accennato quale effetto ha il suono sulle minime strutture cellulari ed atomiche? Nel nostro organismo ogni molecola vibra, ogni particella e ogni elemento del corpo risuona con frequenze esterne provenienti dalla natura, dalla terra, dall’atmosfera e che provvedono al nostro equilibrio vitale. Nel dialogo tra corpo e psiche il suono della voce può intervenire sulla fluttuazione delle vibrazioni e può sbloccare, trasformare e riequilibrare. La vibrazione della voce è stato il punto di partenza della mia ricerca ed è l’elemento chiave del mio attuale metodo di lavoro che nasce da un percorso personale e che si basa sui seguenti presupposti: 1) il canto – 2) l’ascolto – 3) il respiro naturale . Sottolineo il belcanto perché il cantante lirico utilizza ossa e muscoli del proprio corpo in modo funzionale. Infatti la propagazione ossea del suono e l’azione dinamica dell’intreccio muscolare attraverso l’utilizzo dell’aria consentono di sviluppare potenzialità della voce che l’essere umano non conosce. Accade che il corpo si apre per consentire all’aria di fluire e alle corde di….mettersi a cantare! Attraverso percezioni e immagini, eufemismi ed empirismi, la via al canto può condurre ad una maggiore stabilità del proprio sé, nella scoperta e riconoscimento della propria identità. E’ il caso di Gina, una donna di 65 anni che, dopo aver visto morire la madre investita da un’auto, viene colpita da un tumore al seno e attraversa un periodo delicato della sua vita in cui la voce retrocede inesorabilmente fino a diventare flebile e fioca. La donna consulta otorinolaringoiatri, foniatri, segue terapie logopediche presso strutture ospedaliere e centri privati ma nulla accade, la voce non torna e Gina, rassegnata, smette di cercare una cura e una causa. Il nostro incontro avviene tramite una sua amica che, a conoscenza del mio metodo di lavoro, incoraggia Gina a provare….(continua nel libro).

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(4^ DI COPERTINA DEL LIBRO)

Nel libro scritto di recente narro le origini della “scoperta”, le tecniche utilizzate, il sostegno autorevole trovato in ambito storico e scientifico, illustro gli inizi e le tappe salienti dei percorsi intrapresi con i miei allievi, lascio raccontare a questi ultimi la loro esperienza , al solo scopo di offrire a chiunque una copia della chiave di accesso in un centro di benessere, che non sta altrove e non utilizza sorgenti esterne, ma è una fonte interna, propria di ogni persona umana: la Voce.

Le logoterapie e le modalità fin qui sperimentate per l’educazione della parola e del canto si sono dimostrate spesso limitate. Infatti, non è stato mai possibile rimuovere taluni impedimenti psicofisici alla corretta emissione del suono vocale mediante esercitazioni circoscritte all’apparato orale e respiratorio. Da una osservazione casuale Francesca Romano, ha intuito la soluzione teorica di problematiche legate alla parola e al canto, e ha messo a punto pratiche innovative ed efficaci per utilizzare appieno le potenzialità del corpo, cassa di risonanza della voce umana. Ha scoperto che il limite dei metodi tradizionali risiede nell’impostazione di partenza. Pertanto, attraverso una decennale ricerca, accompagnata da una costante applicazione di teorie scientificamente appurate, consegna ora dei risultati assolutamente eclatanti, con benefici effetti finanche sulla psiche e sulla mente di qualsiasi persona. La descrizione dettagliata degli esercizi pratici consigliati sono illuminanti. Per opportuni approfondimenti, la Romano offre anche i richiami storico scientifici che giustificano e avallano le pratiche adottate. Si tratta di pratiche tra loro eterogenee giacché attingono a principi teorici elaborati in diverse epoche e latitudini.

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