Testimonianze

Queste testimonianze complete ed altre sono disponibili nel libro “Voce-terapia”

G.C., ingegnere: “Non si tratta di acquisire strumenti nuovi, ma di lavorare con quelli che si hanno: l’importante è che siano affilati, allora si può fare molto con poco”

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A.L., avvocato: “La incontrai casualmente come accade spesso per gli incontri significativi.
Capisco che l’unico modo perchè il rapporto funzioni sia lasciarsi andare, mollare, abbandonarsi ma sul serio, e lei, complice un sorriso che vuole solo sorridere, ti conduce a riconquistare parti del corpo che pensavi esistessero soltano sui libri di scienze che da piccolo detestavo. Ora, finalmente, in certi momenti ascolto finalmente la Mia voce…e piango. Sì, piango perché è un nuovo incontro, è una conoscenza nuova, un incontro che aiuta e sostiene, perché lei è la mia voce”

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N., promoter: “Francesca è stata la prima persona nella mia vita (ho 40 anni) che mi abbia indirizzato verso un percorso, quando ero sulla via del non ritorno poichè non ero conscia di ciò che mi stesse capitando.
È stata il mio mentore, il mio Grillo Parlante, la persona che mi ha fatto capire in che direzione sarebbe andata la mia vita se non le avessi dato una virata decisa.
Era arrivato per me il momento del riscatto, la mia vita non poteva essere decisa da altri, ero e sono io l’artefice del mio destino. La mia maestra di canto ha avuto la forza di carattere, l’intelligenza, la tempestività di aiutarmi ad aprirmi quando era certa della mia chiusura a riccio”

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R.C., manager: “Finalmente il mio punto fermo sono io, ed è una grande conquista. Grazie. Perché posso respirare senza che l’aria si blocchi in gola o si fermi alta sul petto.
Ci vuole pratica ma funziona.
La musica è cambiata. Il corpo sa e agisce. Basta saperlo ascoltare. Questo mi ha insegnato e questo provo a fare.
La verità è l’unico modo di riappropriarsi di sè stessi.
IL SUONO NON È PIU’ INDISTINTO. Ho imparato la differenza tra suono e rumore.
Che il suono crea ponti e abbatte le barriere. Il suono apre e non chiude”

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D.C.L., cantante lirica: “Avevo sentito parlare di lei molto bene e mi aveva rassicurato il fatto che sembrava non aderire a una scuola di canto in particolare. Quello che invece mi incuriosiva era il suo lavoro molto originale sul corpo. Immaginavo una sorta di yoga per cantanti un po’ eccentrico. Inoltre devo essere stata attratta dal suo lavoro sulla persona, sulla psiche. Provai ad andare. Pensavo di fare quattro lezioni.
Lo studio con Francesca ha portato i suoi frutti sia nel canto, che nella formazione della mia identità. Sono partita dalla mia persona per imparare a cantare e ora è il canto che m’insegna a vivere, che mi forma come persona!””

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D.T., cantante: “All’inizio ero piena di entusiasmo, ma da subito mi trovai a non capire bene dove volesse portarmi il suo metodo. Per la prima volta mi trovavo a occuparmi del corpo, dell’aria..e poco delle note, dell’intonazione, dell’emissione. Mi diceva sempre di non pensare al suono.
Bisogna mettersi in gioco completamente, anche rischiando di sentirsi incapaci e di pensare di essere tornati indietro all’improvviso.
L’ho chiamato psico-canto, poichè veniva fuori di tutto, e le tragedie interne superate con il corpo e con il suono sembrano e sono ancora un miracolo che sta portando armonia nella mia vita”

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C., attrice e arteterapista: “Ho iniziato questo cammino verso il mio io lo scorso anno, inizialmente non avevo la più pallida idea di quello che avevo intrapreso e forse neanche oggi riesco a spiegare il lavoro che faccio con Francesca.
L’ho incontrata in un laboratorio di teatro (…). La mente inibisce, censura, blocca il fluire dei suoni, dell’energia. Sto intraprendendo un viaggio attraverso il respiro, da cui torno diversa, serena, aperta, pronta a entrare nel regno dei suoni”

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C., musicoterapista: “Il primo incontro con la mia voce è stato molto sconvolgente.
Il rapporto con il mio corpo è sempre stato turbolento e scontroso. Volontariamente opprimevo la mia energia perché mi faceva vedere come le mie gambe con la cellulite tremavano, come la mia pancetta si divideva in ben tre rotolini. La consapevolezza di essere così, di essere bella dentro, mi ha fatto vedere il mio corpo con occhi diversi. Ognuno di noi ha un’energia da scaricare, da apprezzare, da mostrare ed è così salutare che è incredibile.
(…) Ora vorrei dire che il mio viaggio è finito, come tutti i viaggi ha una partenza e un ritorno, ma questo viaggio è diverso, è particolare. È un viaggio dentro se stessi e non può finire. L’importante è farlo iniziare, l’importante è che ci sia qualcuno che ti aiuti a cominciarlo”

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V.R., cantante: “È arrivato il momento. Sono tutta euforica e penso che da lì a poco, in una vertigine di eventi, darò alla luce il mio bambino.
Non sospettavo minimamente che potesse essere così forte. Ma io sono preparata.
Inizio a cantare. Anni di lavoro con il corpo al fine di farne uno strumento a fiato. Mi concentro solo su questo.
Aggiungere l’universo canoro a questa esperienza può contribuire a dargli una completezza davvero armoniosa e magari a mettere basi durature per il futuro sia nel rapporto tra mamma e il suo bambino, ma anche per uno sviluppo armonioso del bambino.”

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F.B., musicoterapista: “Da qualche giorno non emettevo più alcun suono: niente mal di gola, né tosse o raucedine, né altro che potesse giustificare un tale, improvviso mutismo.
Il ricorso alla mia foniatra sortì un resposto chiaro e incontrovertibile: “Non emetti suoni perché non senti abbastanza da darti la sicurezza necessaria all’emissione; è la tua difesa contro la sordità”. L’unica soluzione, giunti a questo punto, è protesizzarsi.
Due anni dopo sono intento a intonare alcuni suoni che una cantante distinta, dalla singolare nuance bianca su una chioma nero corvino, mi lancia con dolce decisione sulla tastiera del suo pianoforte.
Da un anno perseguo l’obiettivo di tornare a cantare (cosa difficilissima per chi non sente, come è ovvio) ma con Francesca le cose hanno preso una piega più profonda. Il lavoro che facciamo ci ha consentito di smantellare un po’ di “impalcature” che hanno sostenuto il mio corpo e il mio spirito per anni.
Ho capito e accettato di non essere affatto stonato.
Ho quasi capito e accettato di non essere così gravemente sordo.
Ho capito che dispongo di una sensibilità ai suoni che passa per canali diversi dall’orecchio.
Ho tolto il bite notturno (il morso per il bruxismo) e le protesi acustiche.
ho iniziato a cantare.”

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Rossana M.: “Mi sono detta tornando a casa… Io sono la mia voce e sono io quando parlo e canto e… Quando parlo ora posso sentirmi… Avere la percezione della mia identità… E parlare sarà come cantare… Scusa se ti scrivo e ti rubo un attimo del tuo tempo… Ma questo pensiero è la prima volta che lo penso”

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Eleonora L.: “Cara Francesca per me è un passo importante quello di oggi, un passo in più verso una meta ancora irraggiungibile, ma finora possibile. È una vittoria per me stessa, una vittoria contro quella vocina che fino a poco tempo fa mi impediva di utilizzare la mia voce in tutti i campi artistici. Si, perché fino a poco tempo fa ogni qual volta mi chiedevano di cantare, mi sentivo terrorizzata al solo pensiero di doverlo fare e rimanevo bloccata. Oggi sono qui a dirti che non è poco quello che mi hai insegnato in questi due anni. Mi hai insegnato a non avere paura della mia sensitività (e sensibilità), a sentire il mio corpo, il mio spirito e la mia mente e che queste tre parti unite possono lavorare deliziosamente. Mi hai insegnato a lavorare con il corpo, a non distaccare il lavoro del corpo dalla voce, come la voce dai muscoli del corpo, a lavorare costantemente sulle tensioni per lavorare sul carattere, a non accontentarmi di quello che mi dicevi a lezione, ma di essere curiosa a tal punto da saziare le mie conoscenze e sentirmi piena e sicura di ciò che stavo facendo. Mi hai insegnato cose di me stessa che neanche sapevo: che do una percezione di me incazzata quando mi sforzo di stare nel mio sé, che c’è un mio esteriore che a volte è molto egocentrico perché vuole essere accettato dagli altri, che esiste una Eleonora maestrina che si impone per proteggersi dall’ambiente negativo che la circonda, che l’emotività non è un difetto ma un pregio,  che addirittura l’aggressività è una forza che incanalata nel giusto punto può creare. Ma più di tutte mi hai insegnato a cantare! Mi hai insegnato che però prima di cantare bisogna curare tutto ciò che fino a quel momento ci impediva di farlo… e mi hai aiutato per far si che io oggi abbia cantato da sola e poi  insieme a tutte queste persone in questo locale. Vorrei dire un altro milione di cose che ho imparato da te in questi anni, e naturalmente so che alcune cose a volte me le dimentico, ma come mi hai insegnato tu ci vuole tempo prima che il mio corpo si riabitui a ciò che non è mai stato abituato a fare prima… quindi oggi ho imparato a stare tranquilla, che tanto tempo per cantare lo si trova sempre.”

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